Gli Organi Interni e le emozioni

Gli Organi Interni e le emozioni


Anche gli organi interni del corpo, oltre che alla funzione fisiologica che prenderemo in esame, assolvono a una funzione energetica o simbolica che corrisponde a ciò che conosciamo con il nome di emozione.

Il trattamento dei cinque organi da energia rispettivamente ai Reni, ai Polmoni, al Fegato, alla Milza e al Cuore.

Vediamoli approfonditamente.


Reni

Servono all’eliminazione delle scorie non più utili all’organismo, funzione depurativa che si esplica anche nei confronti di sostanze introdotte dall’esterno, come farmaci o tossici.

La formazione dell’urina è l’espressione di questa attività di depurazione del sangue da parte dei reni.

Mantengono una quantità costante di liquidi e sali (sodio, potassio e cloro) e producono vari ormoni.

Interpretazione e patologia

Come tutti gli organi doppi, (polmoni, testicoli, ovaie) anche i reni corrispondono a temi riguardanti la relazione interpersonale, non è un caso che bere qualcosa insieme favorisca il contatto e stimoli contemporaneamente il rene.

Funzione fisiologica: filtro

Funzione simbolica: protezione, purificazione

Emozione luce: tenerezza, fiducia

Emozione ombra: paura,diffidenza, rigidità

Organi correlati: orecchie, vescica urinaria

l rene filtra il sangue grazie a correnti interne e al principio osmotico, il rene mantiene l’equilibrio fra l’acqua e i sali, è in fondo un piccolo mare, una culla ancestrale, dove ha forte influenza il concetto di protezione, di contatto e di tenerezza, qualità che ogni madre dovrebbe trasmettere alla propria creatura.

Il rene stabilisce la relazione tra la madre primordiale (l’acqua, il mare, il liquido amniotico) e la madre terra (la donna, l’utero, la pancia, la realtà).

Quando emergo dall’acqua incontro la terra, ed è compito della madre e del padre terreni fare sì che il mio viaggio si svolga sicuro dai pericoli e che passo dopo passo io possa realizzare la visione del mondo come un luogo protetto, dove posso crescere in forza e fiducia nelle mie capacità di interagire con esso e di risolverne con successo gli eventuali conflitti.

Ma se nella stretta cerchia familiare, che è il mondo dove muovo i primi passi, non vengo adeguatamente amato, coccolato, abbracciato, protetto, quello che comincio a sviluppare sarà un senso di timore, di assenza, di insicurezza.

In mancanza di contatto fisico non so percepire i miei limiti, non riesco ad individuarmi fisicamente, mi sento perduto in un universo vuoto e inconsistente, e ogni contatto sarà traumatico e potenzialmente pericoloso.

Il bambino ha bisogno di ricevere, ricevere in continuazione cibo e amore, calore e protezione, al punto che per lui sono inscindibili: il latte materno non è separato dalla sensazione di calore e soddisfazione, anzi sono tutt’uno.

Nutrimento fisico, sentimento di protezione, calore, affetto garantiscono un sano sviluppo della fiducia in se stessi e nel mondo.

Mancando questi, il rene si ammala.

Nefrite, calcolosi renale, insufficienza renale acuta o cronica si accompagnano a febbri, a tremito, a brividi, a sudori, a nausea, a ipotensione.

Anche la paura provoca questa reazione, la paura ci va venir meno di fronte alla realtà (svenimento), sudiamo freddo, ci facciamo la pipì addosso.

La paura è il sentimento che si sviluppa quando manca la fiducia in sé stessi, la consapevolezza della propria capacità di proteggersi o difendersi dalle aggressioni, la paura nasce da tutto ciò che non conosciamo e si vince attraverso l’esperienza, la paura blocca, paralizza, contrae, rimpicciolisce oppure ci da la forza per compiere imprese eroiche, per vincere il dolore e la fatica.

Il calcolo renale è proprio l’arresto, il blocco, il farsi di pietra, il non movimento, l’incantesimo di Medusa, gli uomini trasformati in statue di sale.

Il calcolo è la cristallizzazione dei sali che dovrebbero circolare liberamente nell’organismo.

Se mi blocco mi trasformo nel blocco stesso: un blocco di granito, di marmo.

Il rene si apre nell’orecchio, mi insegna a lasciar entrare il suono del mondo, la dolce ninna nanna della vita.


Polmoni

La loro funzione è quella di permettere al sangue di effettuare uno scambio di gas con l’ambiente esterno.

Quando respiriamo l’aria discende lungo la trachea, passa nei bronchi, quindi nei bronchioli infine negli alveoli.

Questi ultimi sono cellette disposte in maniera analoga a quelle di un alveare caratterizzate dal fatto di avere una parete molto sottile che può agevolmente essere attraversata da ossigeno e anidride carbonica.

Un polmone contiene circa 300 milioni di alveoli che costituiscono una superficie di scambio valutata intorno ai 150 metri quadrati.

Interpretazione e patologia

Le principali patologie che colpiscono l’apparato respiratorio sono asma, bronchite, pleurite, polmonite, tubercolosi e tutte riducono o compromettono la capacità respiratoria. L’aria è carica di “prana”, l’energia vitale.

L’aria rappresenta l’essenza stessa della vita, il soffio con cui Dio crea l’uomo.

Funzione fisiologica: scambio gassoso

Funzione simbolica: comunicazione

Emozione luce: libertà, coraggio, fede

Emozione ombra: tristezza, solitudine

Organi correlati: naso, intestino crasso

Spirito, Anima, Psiche sono sinonimi, tutti significano la stessa cosa: respiro.

Respirare a pieni polmoni significa accogliere l’energia della vita, senza timore, senza paura di poter esplodere o gridare o ribellarsi a tutto ciò che toglie l’aria, le costrizioni, le limitazioni della condizione in cui si vive.

Si respira bene quando si è liberi e per essere liberi bisogna avere la forza di spezzare le catene e questo si chiama coraggio.

Il coraggio della propria verità, dell’aria che diventa suono e poi parola.

Lo scambio comporta una duplice interazione: dall’esterno verso l’interno e dal dentro verso il fuori: lascio entrare, lascio uscire, questo è il respiro, la magia dell’equilibrio nella relazione con il mondo e la realtà, la capacità di lasciar andare, di svuotarsi (i polmoni nella Medicina Cinese sono collegati all’intestino crasso) di non avere paura del vuoto, della morte, della privazione, dell’assoluto.

La capacità di lasciar entrare l’abbondanza, la vita, l’amore, il denaro, la forza.

E tutto ritmicamente, armoniosamente, pacatamente e profondamente.

La malattia dei polmoni è il lutto, la tristezza, la debolezza, la depressione, la solitudine, l’abbandono, la miseria, la povertà.

Perché i nostri polmoni siano sani dobbiamo vivere intensamente e con coraggio la nostra vita, cogliere la magia dell’attimo, esplorare gli aspetti più spirituali ed elevati.

L’aria è il movimento, l’impalpabile, l’impercettibile, l’invisibile.

I polmoni vivono in funzione dell’aspetto aereo e sublime, i bronchi sono l’albero che affonda le sue radici nel mistero della vita e della morte, è con un fiato prolungato che l’anima abbandona il corpo, esalare l’ultimo respiro, spirare, per restituire il corpo alla materia e l’anima allo spirito.

I polmoni sono il veicolo della fiducia nella vita e di conseguenza della fede.


Fegato

Può essere considerato un laboratorio, una sorta di centrale chimica: la sua funzione è quella di controllare l’equilibrio metabolico dell’organismo, l’insieme cioè delle reazioni fondamentali per il mantenimento della vita.

Una funzione estremamente importante è rappresentata dalla sua capacità di modificare ed eliminare le sostanze estranee dannose per l’organismo, come i farmaci o i veleni.

Inoltre è il principale produttore delle proteine del sangue, come l’albumina e i fattori della coagulazione.

Il fegato è il fulcro del metabolismo degli aminoacidi, che sono i mattoni con cui l’organismo fabbrica le proteine, partecipa al controllo degli zuccheri provvedendo a seconda delle necessità a raccoglierli sotto forma di glicogeno o a renderli immediatamente disponibili.

Il fegato è inoltre coinvolto nel metabolismo dei grassi.

Funzione fisiologica: sintesi delle proteine, produzione e accumulo di energia

Funzione simbolica: trasformazione della materia in energia

Emozione luce: comprensione, saggezza, gentilezza

Emozione ombra: rabbia, ira, invidia, rancore, frustrazione

Organi correlati: occhi, vescica biliare (cistifellea)

Interpretazione e patologia

Le funzioni del fegato riguardano quindi la produzione e l’immagazzinamento di energia, la disintossicazione, la creazione di proteine umane utilizzando quelle animali o vegetali, e quindi la trasformazione dell’energia. Il fegato si ammala a causa degli eccessi, di cibo, di alcool, di grassi, di spezie, il fegato malato indica innanzi tutto uno squilibrio fra ciò che entra e la capacità di elaborarlo produttivamente.

Il fegato produce energia, ciò che entra nell’organismo viene portato al fegato e trasformato in energia: questa è la comprensione, la saggezza, la forza interiore che sa elaborare ogni conflitto e utilizzarlo consapevolmente ai fini dell’evoluzione e della crescita.

Nella sintesi degli aminoacidi è espresso proprio questo importantissimo concetto evolutivo: dal regno animale e vegetale, modificando l’ordinamento degli aminoacidi, il fegato produce l’uomo, o l’uomo si produce attraverso il fegato, il concetto non cambia.

Una disfunzione del fegato ben rappresenta una mancanza di responsabilità nell’accettazione e realizzazione della propria natura che deve elevarsi dalla vita puramente vegetativa o istintuale per attingere le vette della coscienza e dello spirito.

Il malato di fegato è svogliato, dimagrisce, ha nausea, deve continuamente rinunciare a questa o a quella cosa perché in realtà sta rinunciando a se stesso.

I veleni del corpo o quelli estranei vengono resi inattivi nel fegato e trasformati in sostanze solubili nell’acqua per essere eliminate attraverso la bile o i reni.

Ecco rappresentata ancora una volta la capacità di discernere con chiarezza tra bene e male, di individuare le sostanze nocive da quelle utili, di selezionare con lucidità e precisione le situazioni produttive da quelle distruttive.

Altra importante funzione del fegato è la produzione e la eliminazione della bile, che si raccoglie nella cistifellea o colecisti, un sacchetto posto sotto il fegato.

Nel processo digestivo, la bile serve ad emulsionare i grassi e renderli quindi solubili in acqua, inoltre la bile serve ad eliminare la bilirubina, che è il prodotto di scarto dell’emoglobina, la sostanza che trasporta l’ossigeno nei globuli rossi.

Qualsiasi condizione che interferisca con l’eliminazione della bilirubina, di colore giallo, crea la comparsa di uno dei sintomi più tipici delle malattie del fegato: l’ittero.

Sul piano simbolico il fegato mi insegna ad esprimere la mia aggressività e ad espellere dalla mia vita tutto ciò che le arreca danno.

Se non sono in grado di fare ciò, inevitabilmente verrò posseduto da un senso di impotenza e frustrazione, coverò dentro di me il desiderio di vendetta e di rivalsa.

La rabbia trattenuta, il rancore, sblocchi improvvisi di ira e aggressività estrema hanno a che fare con il cattivo funzionamento del fegato.

Si dice spesso “mi rode il fegato” oppure “mi sono fatto un fegato marcio”, “verde dall’invidia”, “livido per la rabbia” e così via.


Milza

Durante la fase fetale ha funzione emopoietica, mentre nell’adulto funge da filtro del sangue, selezionando i globuli rossi invecchiati o danneggiati e recuperando il ferro, elabora e immagazzina il sangue, produce cellule e sostanze indispensabili per la risposta immunitaria, gli anticorpi.

E’ raramente sede primaria di una malattia, ma viene coinvolta nel corso di infezioni. Il dolore che si avverte è solitamente legato alla tensione o lacerazione della capsula che la riveste, essendo la milza priva di terminazioni nervose.

Funzione fisiologica: produce anticorpi

Funzione simbolica: protezione

Emozione luce: apertura, disponibilità

Emozione ombra: chiusura, preoccupazione

Organi correlati: pelle

Interpretazione e patologia

Simbolicamente rappresenta la capacità di proteggersi, di difendersi, ed è quindi collegata ai principi dell’apertura e della chiusura, della disponibilità, della fiducia in sé stessi, oppure all’introversione, alla continua preoccupazione, al logorio mentale che porta ad occuparsi esclusivamente di sé stessi.

Le patologie della milza sono la congestione, e cioè una persistenza eccessiva del sangue nell’organo (preoccupazione), la splenite acuta o cronica, che comportano una infiammazione con aumento di volume dell’organo, infarto.

La milza si ingrossa quando muta la percezione del limite che ci siamo dati, normalmente quando devo lasciar entrare qualcosa o qualcuno nel mio spazio interiore.

Infatti il collegamento energetico con la pelle ci fa pensare al concetto di barriera contro le aggressioni, ma anche di linea difensiva su cui fare esercitazioni belliche per tenere il nemico alla larga (Eruzioni cutanee, Herpes, funghi etc.)

Cuore

E’ il centro che sostiene la vita.

Batte ottantamila volte al giorno, più di 35 milioni di volte all’anno.

Ciascuno di questi battiti è un evento complesso caratterizzato da fenomeni elettrici in grado di provocare la contrazione del muscolo cardiaco e l’espulsione del sangue.

Questo fiume rosso attraversa tutti gli organi e lambisce ogni cellula, compiendo un viaggio di oltre 96.000 chilometri che equivalgono a due volte e mezzo la circonferenza del nostro Pianeta.

I fiumi della Terra scorrono in vene sotterranee, scavano rocce e montagne, scolpiscono paesaggi, disciolgono i sali minerali e portano la vita agli esseri viventi.

Il fiume che fluisce nel corpo umano nutre e depura, fornisce cibo e ossigeno alle cellule, elimina i prodotti di rifiuto, regola l’ambiente.

Funzione fisiologica: circolazione del sangue, portare nutrimento alle cellule

Funzione simbolica: movimento incessante di crescita e rinnovamento

Emozione luce: gioia, entusiasmo, gioco, innocenza, leggerezza

Emozione ombra: sforzo, fatica, freddezza, noia, apatia, ingratitudine

Organi correlati: lingua, intestino tenue

Interpretazione e simbologia

Questo fiume conserva un antichissimo legame con le acque della Terra primordiale. Le prime forme di vita, organismi monocellulari, provvedevano alla propria esistenza assorbendo attraverso la membrana cellulare l’ossigeno disciolto nell’acqua marina e restituendole anidride carbonica, prodotto di scarto del metabolismo.

Una volta perduto quel contatto si venne a creare negli organismi più complessi un sistema circolatorio interno: nel nostro sangue scorre la stessa miscela di minerali e sali esistenti negli antichi mari del periodo Cambriano: 500 milioni di anni or sono.

Le principali malattie cardiache sono infarto miocardico, aritmia, extrasistole, tachicardia, fibrillazione, insufficienza cardiaca, pericardite, cuore polmonare, angina pectoris.

Il cuore, come abbiamo detto, è il centro del nostro sistema, è la sede dell’emozione, del sentimento, dell’amore, della misericordia, della compassione.

Anche l’atto del ricordare etimologicamente ci riporta al cuore, il dolore può spezzare il cuore, chi non ama ha il cuore duro o di ghiaccio, quando stiamo bene da qualche parte ci lasciamo il cuore, il Cristo offre il Sacro Cuore, noi mettiamo il cuore in ciò che facciamo con amore, la persona amata ci ha rubato il cuore, è padrona del nostro cuore.

Chi è senza cuore è spietato e crudele.

Di fronte a un evento doloroso mi si stringe il cuore.

E’ sempre dal cuore che sgorga il riso, la verità, la gioia.

E infatti solo la gioia può “riempire il cuore” di quel succo prezioso che è il nostro sangue.

Solo l’intensa gioia di vivere può permettere al sangue di scorrere ininterrottamente per migliaia di chilometri ogni giorno e portare nutrimento ad ogni singola cellula del nostro organismo.

Il cuore si ammala quando nella nostra vita vengono meno l’entusiasmo e l’amore incondizionato, totale, assoluto, unificante.

Il cuore è un muscolo, è carne vibrante e pulsante di scariche elettriche.

Ha bisogno di emozione, di calore, di empatia per mantenersi elastico ed efficiente.

Ha bisogno del movimento della vita vissuta con intensità e coinvolgimento.

Se ci immobilizziamo nel dolore e nel vittimismo, se diventiamo egoisti, freddi e calcolatori, se ci rifiutiamo di ascoltare la nostra più intima verità, se ristagniamo nell’accidia, nell’ignavia, ecco che destiniamo anche il nostro cuore ad una progressiva immobilizzazione e atrofia, lo condanniamo a irrigidirsi e a spegnersi, ad ammutolirsi nella notte dell’anima.

Il cuore ha bisogno di pulsare, ha bisogno di avventura, di audacia, di coraggio, di nobili imprese, di grandi ideali, la morte del cuore è la noia, l’apatia, l’indifferenza.

Vediamo di comprendere il significato degli altri organi interni interessati dal trattamento di base: stomaco, intestino e pancreas.


Stomaco

Una volta masticato e inghiottito il cibo entra nello stomaco attraverso una valvola muscolare (cardias) che impedisce il reflusso e ne esce per entrare nell’intestino attraverso un’altra valvola muscolare (piloro).

All’interno dello stomaco il cibo si mescola agli enzimi e ai succhi gastrici, viene ridotto in forma liquida e passa nell’intestino.

Funzione fisiologica: digestione delle sostanze

Funzione simbolica: analisi

Emozione luce: aggressività, iniziativa, potere, organizzazione

Emozione ombra: frustrazione, rifiuto, impotenza, rinuncia

Organi correlati: denti, unghie, capelli

Interpretazione e patologia

La funzione dello stomaco è dunque quella di accogliere il cibo masticato ed elaborato nella bocca, renderlo morbido, liquido, uniforme, omogeneo per essere assorbito dall’intestino.

Ecco dunque ben rappresentata la relazione accoglienza-aggressività, entrambe necessarie per un buon funzionamento dello stomaco.

I denti e le unghie, che negli animali sono gli artigli e le zanne, sono i più tipici esponenti della aggressività.

Denti sani e forti mi permettono di mordere e masticare i cibi più duri e succulenti, problemi ai denti o alle gengive restringono drasticamente la gamma delle scelte possibili.

La perdita dei denti, legata all’infanzia e alla vecchiaia, ci riporta a un sentimento di impotenza, di perdita di forza, di calo di energia vitale e sessuale, di giovinezza e salute.

In bocca in effetti avviene la prima fase della digestione: il cibo che rappresenta la materia, il mondo, la realtà, viene ridotto in piccoli pezzi, masticato, inghiottito in piccoli bocconi e sospinto verso il basso attraverso il tubo digerente (processo analitico).

Le impressioni della realtà perdono la loro Alterità e vengono interiorizzate grazie all’intervento di strumenti efficaci nella loro disgregazione e ristrutturazione.

Il bambino perde i denti da latte nel momento in cui esce dal mondo esclusivo della madre e del padre per entrare nella società, dove si richiedono mezzi nuovi e più taglienti per individuare e risolvere problematiche più complesse.

L’aggressività è proprio la capacità di andare incontro (etimologia da ad-gredior, vado verso) agli eventi del mondo confidando nella propria capacità di risolverne i conflitti (masticazione).

Una volta che il mondo è stato ridotto in parti più piccole e omogenee, ecco che può scendere in profondità (interiorizzazione) e fondersi con la mia essenza.

E’ noto il detto: dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei.

Nello stomaco l’analisi è più minuta, acidi potentissimi sostituiscono i denti nel processo di separazione e ristrutturazione, è proprio qui che il confine tra materia ed energia si fa più labile e non è più cosi facile distinguere tra una realtà fisica esterna ed una realtà psichica interna.

Dopo un’ora e più di elaborazione il panino col prosciutto è ormai ridotto ad una poltiglia omogenea i cui singoli componenti, lipidi, glucidi, carboidrati etc. sono più simili ad atomi e ad elettroni che non ad un maiale o alla spiga di grano da cui provengono.

E dunque è più difficile per lo stomaco stabilire se quello che non riesco a digerire, ad accogliere, ad accettare nella mia vita sia il panino o lo stato d’animo o la situazione in cui l’ho ingerito.

Se qualche aspetto della mia vita “non mi va proprio giù” o “non riesco a sopportarlo”, se qualcuno “mi sta sullo stomaco” o “me lo mangerei vivo”, ecco che lo stomaco e tutto il processo digestivo si incaricano di rendere più efficace la digestione di questo “amaro boccone”.

Il malato di stomaco solitamente non esprime la propria aggressività, la trattiene dentro di sé e la dirige contro se stesso (ulcera, gastrite, bruciori di stomaco), oppure la proietta sul cibo che diventa responsabile del suo malessere: le cosiddette intolleranze alimentari, le allergie, le intossicazioni.

Incapace di vedere il veleno che lui stesso secerne (acido cloridrico) lo trasferisce all’esterno, vede finalmente nel cibo la causa di tutti i suoi problemi e si priva di questo e di quello, una cosa proprio non la può digerire e un’altra davvero gli fa male.

Il malato di stomaco tenta di fuggire da ogni conflitto, sogna i cibi omogeneizzati precotti e premasticati e se possibile predigeriti, sogna il ritorno all’infanzia lontano da un mondo da conquistare con le unghie e con i denti.

Ma questa fuga impossibile da una sana aggressività lo conduce al logorio interiore ben noto col nome di ulcera (dal latino ferita), le unghiate che mi rifiuto di dirigere fuori per difendere il mio spazio si ritorcono contro di me, lacerano le mie viscere mentre la pesantezza, il bruciore, l’acidità, la nausea, il vomito, la flatulenza, l’eruttazione testimoniano del piccolo inferno personale popolato di demoni che mi porto appresso, che si agita dentro di me.


Intestino

L’intestino tenue comprende il duodeno, il digiuno e l’ileo e svolge la funzione di assorbimento delle sostanze nutritive, l’intestino crasso, composto da cieco, colon e retto svolge funzioni escretorie.

Funzione fisiologica: assorbimento del cibo ed espulsione delle scorie

Funzione simbolica: cogliere l’attimo, discernere tra il bene e il male

Emozione luce: generosità, distacco, lasciar andare il controllo

Emozione ombra: avarizia, grettezza, controllo, attaccamento

Organi correlati: cuore, polmoni, cervello

Interpretazione e patologia

E’ il tunnel interiore, il luogo del passaggio, dello scorrimento, dell’assorbimento del nutrimento e rappresenta la capacità di vivere traendo il giusto frutto dalle esperienze della vita, vivere con amore e consapevolezza, il tenue è l’organo di scarico del cuore, che si apre nella bocca, e ci dice che tutto è amore, che ogni cosa che entra dentro di noi (il cibo, la materia, l’aria, l’energia) può essere assimilata e trasformata in nutrimento.

Come la paura ci porta a chiudere la bocca dello stomaco, a bloccare il respiro, a creare l’immobilità come mimetizzazione, il sintomo tipico del colon è la diarrea, cioè la fuga, il mollare tutto e scappare, il rifiuto dell’amore e del nutrimento, l’impossibilità di far entrare e di crescere attraverso l’esperienza.

Il colon ci insegna a stare nelle cose con fiducia e calma, a lasciar passare I momenti difficili senza fare di tutto per sbarazzarcene, senza fuggire o fare le cose in fretta e furia.

La paura è il grande nemico dell’amore, d’altronde è proprio l’amore che fa paura.

Reiki alla pancia rilassa l’intestino, gli restituisce elasticità e funzionalità, calore e tranquillità.

Sdraiarsi e mettersi le mani sulla pancia ha una azione fortemente efficace sul dolore interiore che è sempre legato alla paura di non farcela, alla paura di morire.

I sintomi riguardanti l’intestino crasso sono un po’ diversi e dipendono dal fatto che in questa parte la digestione vera e propria è già finita, ai residui del cibo viene sottratta l’acqua e i prodotti di scarto vengono sospinti verso l’uscita, da cui la caratteristica tipica del crasso: l’evacuazione.

Come i polmoni, a cui è energeticamente collegato, il crasso svolge una funzione di scambio, di restituzione, di donazione.

Ecco perché un comune sintomo quale la stitichezza ci mette in contatto con la nostra difficoltà di donare e di donarci, di riconoscere il nostro valore, di lasciarci andare, di mostrare la nostra vulnerabilità o semplicemente lasciar andare il vecchio, quello che non ci serve più.

La stipsi somiglia all’asma, trattengo dentro di me i prodotti di scarto del metabolismo perché ho paura di rimanere solo, di essere abbandonato, di non essere protetto.

Per altro il crasso rappresenta anche bene l’inconscio, l’Ade interiore, il regno dei morti, i ricordi che ci legano a un passato che è passato e quindi morto, inesistente.

Niente di più dannoso per l’intestino che vivere di ricordi o serbare rancore per il passato, perché ciò equivale a dire al nostro organismo di trattenere e custodire gelosamente tutti i prodotti di scarto e quindi riempirci di tossine e veleni.

Ancora una volta il nostro corpo dimostra di possedere una profonda saggezza insegnandoci a vivere giorno per giorno, svuotandoci e riempiendoci con moderazione, tranquillità e fiducia, a lasciar andare con serenità e morbidezza, senza fissarsi sul dolore (emorroidi) per ciò che è stato.

Ciò che conta è vivere l’esperienza, bella o brutta, felice o dolorosa, leggera o pesante (assimilazione), integrarne per qualche tempo le reazioni emozionali e mentali (assorbimento dei liquidi e dei sali minerali), e infine, rapidamente ed efficacemente, lasciar andare ogni residuo attaccamento o rimpianto, godendo di un rinnovato senso di leggerezza (evacuazione).

Se ho paura di vivere intensamente, in maniera responsabile e con amore ogni prezioso istante della mia vita, se non riesco a realizzare la mia vita e la mia personalità, perdo energia (diarrea, polipi, colite ulcerosa, perdite di sangue, muco, acqua e sali minerali, enterite) oppure la blocco all’interno, la trattengo (stipsi, ernie, occlusioni, fecalomi, diverticoli).


Pancreas

E’ una grande ghiandola situata nella parte posteriore della cavità addominale, dietro lo stomaco, tra il duodeno e la milza.

Come ghiandola esocrina produce diversi enzimi che immette nel duodeno attraverso il dotto pancreatico e che contribuiscono all’ultima fase della digestione degli alimenti.

Come ghiandola endocrina produce ormoni come l’insulina e il glucagone indispensabili per metabolizzare e sfruttare le proprietà nutritive dei carboidrati e degli zuccheri.

Funzione fisiologica: digestione delle sostanze, metabolismo degli zuccheri

Funzione simbolica: trasformazione

Emozione luce: dolcezza, compassione, autostima

Emozione ombra: freddezza, distacco, rinuncia, sfiducia

Organi correlati: stomaco, milza

Interpretazione e patologia

La pancreatite procura un dolore molto intenso poiché il pancreas va incontro a una degenerazione molto rapida, una sorta di autodigestione dell’organo: gli enzimi prodotti per la digestione si rivoltano contro l’organo e lo erodono.

Il carcinoma del pancreas è tra i più aggressivi e letali tra i tumori (occupa le prime posizioni insieme al tumore dei polmoni, della prostata, dell’intestino, della mammella e dell’utero).

I carboidrati, come lo zucchero e l’amido, rappresentano per l’organismo una delle principali fonti di energia, una volta ingeriti col cibo, vengono scomposti dagli enzimi dell’apparato digerente in zuccheri semplici e il loro assorbimento produce un innalzamento del livello di glucosio nel sangue: questo aumento della glicemia stimola alcune cellule del pancreas, le isole di Langerhans, ad immettere nel circolo sanguigno l’insulina, cioè l’ormone che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule e la sua utilizzazione come carburante.

La mancanza di insulina rende impossibile l’impiego del glucosio e determina il suo accumulo nel sangue (iperglicemia).

Il diabete produce una superacidificazione del corpo che può portare fino al coma.

Anche il diabete è una malattia autoimmune, cioè è proprio il sistema immunitario a scatenare un attacco contro le isole di Langerhans e a distruggerle.

La parola diabete deriva dal greco diabàino, che significa “passare attraverso, scorrere”, e ciò che mi passa attraverso senza lasciare traccia è la dolcezza, la tenerezza, l’amore.

Anzi, a lungo andare divento sempre più acido, ho bisogno di dolci ma non ne posso mangiare, ho bisogno di coccole e di affetto, ma non so trattenerle dentro di me, mi passano attraverso, ne ho paura perché mi possono uccidere

L’affermazione interiore del malato di diabete può anche essere: “non conosco la tenerezza e la dolcezza, sono così arrabbiato per non averne ricevuto e così mortalmente offeso che piuttosto che lasciarle entrare mi uccido”.

Il diabetico di solito è rigido e scostante, pessimista, rassegnato, spesso triste e permaloso, è come un bambino ferito che tiene un broncio perenne (iperglicemia) e allontana da sé la dolcezza e la tenerezza eliminando il glucosio attraverso le urine (glicosuria)